Radiocollarato il primo lupo nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi

da | 20 Set 2022 | 0 commenti

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Nei giorni scorsi ha preso avvio nel Parco uno studio sul comportamento e l’ecologia del lupo attraverso la radiotelemetria satellitare. La ricerca, finanziata dal Ministero della Transizione Ecologica, nasce dalla collaborazione tra il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi e il Dipartimento di medicina veterinaria dell’Università di Sassari.
Il progetto è coordinato dal professor Marco Apollonio e prevede di dotare alcuni lupi di radiocollari satellitari: strumenti in grado di rilevare e trasmettere ai ricercatori tutti i dati sulle localizzazioni e gli spostamenti degli animali.
Dopo appena una settimana dall’inizio delle attività è stato già possibile mettere il radiocollare a un lupo: un’operazione difficile, che nell’area del Parco non sarebbe stata possibile con gli strumenti tradizionali che utilizzano la rete GSM, per questo motivo è stato utilizzato un nuovo sistema di allerta, messo a punto specificatamente per aree senza segnale telefonico e mai utilizzato prima di oggi in Italia.
L’esemplare radiocollarato è la femmina alfa del branco, che si è riprodotta nella scorsa primavera e che è stata battezzata Novi.
Il radiocollare è stato applicato all’alba del 13 settembre, sotto il costante controllo di un veterinario; Novi non ha subito il minimo trauma ed è tornata dai suoi cuccioli nel sito di rendez vous Il collare di cui è dotata può attivare dei sistemi di allerta (proximity sensors e virtual fences), per prevenire attacchi al patrimonio zootecnico o avvicinamenti a insediamenti, utilizzando un sistema già sperimentato con successo in Veneto.
Alle operazioni di radiocollaraggio hanno partecipato, oltre ai ricercatori e collaboratori dell’Università di Sassari e del Parco, anche agenti del Reparto Carabinieri Parco, che grazie alla loro conoscenza del territorio e degli spostamenti degli animali, hanno fornito ai ricercatori indicazioni fondamentali per il buon esito delle operazioni.
Le informazioni sugli spostamenti dell’animale, che saranno trasmesse dal radiocollare, permetteranno di approfondire le conoscenze sul comportamento dei lupi nel Parco; di raccogliere informazioni sulle loro strategie di caccia, sul numero e sulle caratteristiche dei selvatici predati; di migliorare l’efficacia dei sistemi di prevenzione degli attacchi del lupo al bestiame domestico.
Proprio per quanto riguarda l’ultimo aspetto è significativo il fatto che i gestori di malga Erera, che operano nell’area in cui vive il branco di lupi del Parco, abbiano collaborato attivamente al progetto, fornendo supporto logistico per il trasporto in quota dei materiali necessari alla cattura.

“Mi complimento con la squadra di operatori che ha condotto le operazioni – ha commentato il Presidente del Parco, Ennio Vigne – perché si tratta di un lavoro complesso e farlo in un territorio scarsamente accessibile, come quello del Parco, è ancora più difficile. Desidero anche ringraziare i gestori di malga Erera che, supportando il progetto con il trasporto dei materiali, dimostrano di aver perfettamente compreso come l’incremento delle conoscenze tecnico-scientifiche sia il presupposto per migliorare gli interventi di prevenzione degli attacchi ai domestici; interventi che il Parco, assieme agli allevatori, sta attuando già da qualche anno e che sono necessari per garantire la convivenza tra lupo e attività zootecniche. Il nome assegnato alla lupa: Novi, è un omaggio alla signora Novella, conduttrice di malga Erera, e a tutti i suoi colleghi allevatori che, in un territorio abitato dai lupi, tengono in vita la plurisecolare tradizione dell’alpeggio. Un ringraziamento va anche al Reparto per la Biodiversità di Belluno, che ha consentito ai ricercatori di utilizzare le strutture in quota per il pernottamento degli operatori e per il ricovero delle attrezzature scientifiche e ai collaboratori del Parco che stanno curando il progetto divulgativo “Il sentiero dei lupi”, che hanno documentato il lavoro dei ricercatori”.

“Questo progetto – ha dichiarato il professor Marco Apollonio, responsabile scientifico della ricerca – è iniziato nel modo migliore, con un successo colto in un ambiente difficile, e maturato grazie alla collaborazione di molti soggetti con il gruppo di cattura. Noi vediamo questa ricerca non come una semplice acquisizione di dati scientifici ma come una occasione di condividere questi dati con una comunità di persone al fine di favorire una convivenza fra un grande predatore e delle attività importanti per la montagna. Il nostro obiettivo ultimo, condiviso sin dall’inizio con il Parco, è quello di mettere le conoscenze che si andranno via via costituendo al servizio di una migliore gestione dell’ambiente montano nelle sue diverse componenti che si tratti di allevatori, cacciatori o semplici escursionisti, tutte categorie per le quali la presenza di un predatore come il lupo richiede comportamenti e conoscenze che non si possono ignorare senza giungere a situazioni di conflitto, come la cronaca ci suggerisce sempre più di frequente. La scommessa per il futuro è creare condizioni di reale convivenza che non possono basarsi su altro che non sia la conoscenza della biologia del lupo in ambiente alpino ricavata da studi come questo”.

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A cura del Servizio Meteorologico Regionale
Centro Valanghe di Arabba

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