Indennità di disoccupazione facilitata per i lavoratori italiani rimpatriati e disoccupati: i chiarimenti di Angela Schirò

da | 20 Apr 2020 | 0 commenti

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Disoccupazione facilitata a favore dei lavoratori italiani rimpatriati. Lo prevede la legge 25 luglio 1975 n. 402. A chiarire alcuni aspetti di questa opportunità è la deputata eletta nella Circoscrizione estero, Angela Schirò. 

«Il dramma dell’epidemia Coronavirus – riporta l’onorevole sul proprio sito – sta costringendo molti lavoratori italiani trasferitisi all’estero per lavoro a rientrare in Italia».

«Una legge poco conosciuta e poco pubblicizzata – prosegue Schirò – prevede un trattamento di disoccupazione a favore dei lavoratori italiani rimpatriati».

«Rientrano nel campo di applicazione della legge i cittadini italiani che abbiano lavorato all’estero (sia in Stati non convenzionati che in Stati comunitari o convenzionati in base ad accordi e convenzioni bilaterali) rimasti disoccupati per effetto del licenziamento o del mancato rinnovo del contratto di lavoro stagionale da parte del datore di lavoro all’estero (straniero ovvero italiano, operante o residente all’estero)». 

«Per accedere alla prestazione di disoccupazione – sottolinea la deputata – il lavoratore italiano rimasto disoccupato deve presentare apposita domanda e soddisfare, oltre alle condizioni sopra indicate, i seguenti requisiti: 

  • essere rimpatriato entro 180 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro;
  • avere reso la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro al competente Centro per l’impiego entro 30 giorni dalla data del rimpatrio. 

La domanda non è soggetta a termini di presentazione, né la data di presentazione della stessa ha effetti sulla decorrenza della prestazione di disoccupazione». 

Per quanto riguarda le modalità con cui ottenere il trattamento, Schirò spiega: «La domanda deve essere presentata all’INPS, esclusivamente in via telematica, attraverso uno dei seguenti canali:

  • WEB – servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto; 
  • Contact Center dell’Inps; 
  • Patronati/intermediari dell’Istituto – attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi con il supporto dell’Istituto». 

«Le persone disoccupate, rimpatriate da uno Stato estero che applica la normativa comunitaria (Paesi dell’UE, Stati SEE-Islanda, Liechtenstein e Norvegia- e Svizzera) – aggiunge la parlamentare – dovranno allegare il documento portatile U1, qualora ne siano in possesso, attestante i periodi di assicurazione, la data e il motivo della cessazione e la qualifica del lavoratore e tutta la documentazione utile a comprovare l’attività lavorativa all’estero (contratto di lavoro, buste paga, etc.)». 

«Nel caso in cui il richiedente la prestazione non sia in possesso del documento portatile U1, le informazioni necessarie saranno richieste direttamente dalla Struttura INPS territorialmente competente all’Istituzione estera in causa (ma in questo caso probabilmente i tempi di trattazione della pratica saranno molto più lunghi)». 

«Le persone disoccupate rimpatriate da uno Stato estero non convenzionato dovranno invece allegare alla domanda apposita dichiarazione, attestante il licenziamento o il mancato rinnovo del contratto, rilasciata dal datore di lavoro all’estero o dalla competente autorità consolare». 

«In presenza di tutti i requisiti richiesti il cittadino disoccupato e rimpatriato ha diritto alla prestazione per la durata massima prevista di 180 giorni». 

Schirò ricorda anche altre misure di sostegno di cui possono beneficiare i connazionali rimpatriati. 

«I lavoratori che percepiscono l’indennità di disoccupazione – prosegue – possono richiedere anche l’assegno al nucleo familiare, purché ne abbiano i requisiti. I requisiti sono gli stessi previsti per i lavoratori dipendenti. L’indennità viene pagata direttamente dall’Inps e può essere riscossa mediante accredito sul conto corrente bancario o postale o su un libretto postale, oppure mediante bonifico domiciliato presso Poste Italiane allo sportello di un ufficio postale rientrante nel CAP di residenza o domicilio del richiedente. È importante chiarire che dato che l’indennità di disoccupazione non si basa su requisiti contributivi accreditati all’estero, il cittadino disoccupato può fare richiesta anche se ha svolto un periodo minimo di lavoro all’estero». 

«Infine – conclude la deputata Pd – vorrei ricordare che i nostri connazionali, prima di rientrare in Italia, potrebbero aver diritto ad una prestazione di disoccupazione a carico dell’ultimo Stato estero dove hanno prestato attività lavorativa, pertanto potrebbe essere opportuno presentare lì una domanda di disoccupazione che potrebbe essere economicamente per loro più favorevole (in ogni caso, per gli “europei” prima di liquidare l’indennità di disoccupazione le Sedi dell’Inps verificheranno l’eventuale diritto ad una “NASpi” se trattasi di lavoratori frontalieri, transfrontalieri o stagionali – art. 65 Reg. n. 883/2004). Per fare la domanda di indennità è consigliabile rivolgersi a un ente di patronato che si occupa di tutela di lavoratori».

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A cura del Servizio Meteorologico Regionale
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