Come nasce il primo natante

da | 22 Apr 2020 | 0 commenti

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Tempo fa vi ho parlato un po’ dei palafitticoli arrivando fino ai giorni nostri, per poi ritornare sui miei passi con il racconto di oggi che presumo sarà l’ultimo riguardante i nostri antenati. Ho accennato anche alle gare sui tronchi effettuate dai pescatori.

Esse hanno svolto un ruolo importante nel comprendere come comportarsi in acqua. Ebbene, i nostri antenati non conoscevano nessun altro materiale, che non fosse il legno, in grado di galleggiare, e questo andava bene. Il grosso problema si rivelò essere come spingere i tronchi per avanzare. La prima cosa usata furono logicamente le mani che non davano quella spinta necessaria per un po’ di velocità. Teniamo presente che dovevano stare a cavalcioni, con evidente attrito da parte degli arti dal ginocchio in giù. Il loro interesse si spostò allora sulla possibilità di una posizione eretta.

La difficoltà dell’equilibrio non appena cercarono di salire sui legni si rivelò insormontabile. I tronchi, infatti, giravano su sé stessi facendo finire in acqua i malcapitati. A questo si aggiunse il fatto di non poter allontanarsi dalla riva poiché l’acqua si faceva troppo profonda e non sapevano nuotare. Incominciarono dunque a cercare di carpire la tecnica del nuoto osservando le grosse rane negli stagni e i coccodrilli nei fiumi più lontani.

Non so quanto tempo abbiano impiegato: un mese, due, tre, o forse di più, resta il fatto che ci riuscirono. Erano ben intelligenti! Ritornarono quindi alla spinta. Fecero un lungo consiglio vicino alle loro pseudo imbarcazioni finché come sempre al meno intelligente venne il colpo di genio: usiamo lunghe pertiche (le avranno chiamate così? Più probabilmente pali). Tutti d’accordo tagliarono quanto serviva e diedero inizio alle prove. La spinta era migliore ma l’equilibrio rimaneva nota dolente: erano sempre in acqua. Nel mezzo del fermento del villaggio (non Paolo) uno di essi se ne andò insalutato ospite. Se ne accorsero solo quando stanchi e delusi si raccolsero attorno al fuoco per cucinare e mangiare. Non si preoccuparono molto, pensando che fosse andato a caccia e come sempre tornasse come gli altri con belle prede. Se ne stette via quasi una settimana ma quando lo videro arrivare lungo il corso del fiumiciattolo che alimentava il piccolo lago rimasero tutti sbalorditi e increduli. Non riuscivano a capire come stesse tranquillamente in piedi senza perdere l’equilibrio.

Quando si fermò sulla riva tutti emisero versi di emozione e capirono pian piano la trasformazione che il compagno aveva inferto al tronco trasformandolo in una grezza piroga. Aveva scavato il tronco e rimodellato la parte in acqua. Visto ciò si misero tutti al lavoro sotto la sua direzione ed in breve ne fecero molte altre. Adesso tutti volevano dimostrare che erano migliori l’uno dell’altro e iniziarono le gare. Il nostro li lasciò sfogare per un po’, poi se ne uscì con l’ennesima sorpresa. Vista l’esperienza delle mani aveva costruito due pagaie e ancora una volta diede dimostrazione del suo valore. In questo modo, se è vero – ma la fantasia credo abbia galoppato – venne inventata la prima barca. Mi credete? Grazie e un caro saluto.

Gianluigi Bazzocco

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A cura del Servizio Meteorologico Regionale
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