Nuova guida per esportatori italiani del settore del vino e delle bevande alcoliche in Islanda

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Pubblicata dall’Ambasciata d’Italia a Oslo la nuova edizione della “Guida pratica per esportatori italiani del settore del vino e delle bevande alcoliche in Islanda”. Il vademecum è scaricabile gratuitamente dal sito: amboslo.esteri.it.

«Predisposta in lingua italiana, la nuova guida si inserisce nelle azioni tese a sostenere l’export italiano nei paesi nordici», sottolinea la sede diplomatica a Oslo, spiegando che la guida è «diretta principalmente alle piccole e media imprese italiane per offrire un quadro orientativo del mercato in Islanda».

Dal 1° ottobre cambiano le regole per l’ingresso nel Regno Unito. L’approfondimento di LondraItalia.com

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Nuove regole, dal 1° ottobre, per l’ingresso nel Regno Unito. A fare il punto della situazione è LondraItalia.com, portale di notizie in lingua italiana per i connazionali nella capitale britannica.

«Dal 1 ottobre 2021 – spiega Gabriella Bettiga – solo chi ha un permesso di soggiorno, di lavoro stabile (skilled worker) o come lavoratore frontaliero (frontier worker permit), un visto studentesco o entra per un trattamento sanitario ai sensi dell’accordo S2 Healthcare potrà usare la carta di identità per entrare e uscire dal Paese. Tale documento dovrà essere valido per l’espatrio e non essere danneggiato in alcun modo».

«Per ora – prosegue l’articolo – l’uso della carta di identità per chi ha il pre-settled o settled status è consentito fino al 31 dicembre 2025. La patente di guida invece non è un documento di viaggio e non potrà essere utilizzata in nessun caso».

Il discorso cambia per chi entra nel Regno Unito come turista o visitor. Necessario, in questo caso, «un passaporto valido per almeno sei mesi, che verrà timbrato all’ingresso».

Per entrare nel Regno Unito come turista, precisa ancora Bettiga, «non c’è bisogno di fare domanda di visto prima di viaggiare, il timbro alla frontiera sarà l’unica formalità per essere ammessi». Il soggiorno da turisti, però, non potrà superare i sei mesi consecutivi, durante i quali non sarà possibile lavorare, studiare o accedere al servizio sanitario nazionale gratuito, se non per le emergenze.

Su questo fronte, LondraItalia mette in allerta i connazionali intenzionati a recarsi nel Regno Unito: «È possibile che alla frontiera vi venga chiesto il motivo della vostra visita. Se l’ufficiale di immigrazione ha dei dubbi circa il reale motivo del vostro viaggio, potrebbero esserci seri problemi. I border officers, infatti, hanno il potere di trattenervi in aeroporto al fine di ottenere maggiori informazioni e se non sono soddisfatti potreste essere rimpatriati».

L’approfondimento evidenzia, inoltre, che «è spesso difficile stabilire quali siano le attività permesse. È quindi importante essere preparati a rispondere con chiarezza a eventuali domande al momento dell’arrivo e non farsi prendere dal panico».

Ulteriori dettagli sono disponibili leggendo l’articolo completo sul sito: www.londraitalia.com.

Medicare per italiani in Australia: copertura estesa fino a marzo 2022. L’annuncio di SBS Italian

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«La copertura sanitaria per i cittadini italiani in Australia è stata estesa fino al 17 marzo 2022». Lo ha annunciato il Ministero della Salute australiano in un comunicato rilasciato allo special broadcasting SBS Italian.

«Normalmente, grazie ad un accordo reciproco tra Italia e Australia, un cittadino italiano che visita l’Australia ha diritto a copertura Medicare per i primi sei mesi del suo soggiorno – spiega su SBS Italian Chiara Pazzano -. I prerequisiti sono che il cittadino italiano abbia un visto valido per tutto il periodo in cui si trova in Australia e che abbia accesso alla sanità pubblica nazionale in Italia». «Secondo l’accordo di reciprocità – sottolinea ancora Pazzano – Medicare copre le spese per: assistenza medica necessaria come paziente pubblico in un ospedale pubblico, cure mediche necessarie fuori dall’ospedale, alcuni farmaci da prescrizione PBS venduti alla tariffa generale».

Nell’articolo di SBS si spiega che «Giovedì una portavoce per il Ministero della Salute ha dichiarato che “i cittadini italiani che hanno diritto ai servizi ai sensi della legislazione sanitaria nazionale italiana e sono legalmente presenti su base temporanea in Australia sono coperti dall’accordo di assistenza sanitaria reciproca Australia-Italia. Alla luce della pandemia di Covid-19 in corso, la copertura è stata temporaneamente estesa fino al 17 marzo 2022 per i cittadini italiani idonei il cui diritto a Medicare è scaduto”».

L’articolo in questione è disponibile sul sito: www.sbs.com.au.

Nuove regole anti-Covid per gli ingressi in Svizzera dall’estero

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Nuovi provvedimenti per l’ingresso in Svizzera in vigore da oggi, lunedì 20 settembre. A fare il punto della situazione è il Consolato d’Italia a Basilea.

«Chi non è vaccinato o non è guarito – spiega il Consolato – dovrà presentare un test negativo (antigenico o PCR) all’entrata in Svizzera, indipendentemente dal Paese da cui proviene e dal mezzo di trasporto usato. Tra il quarto e il settimo giorno dopo l’arrivo in Svizzera dovrà sottoporsi a un secondo test, il cui risultato dovrà essere trasmesso al servizio cantonale competente».

Sono invece esentate dal test «le persone vaccinate o guarite in possesso di un certificato Covid o di un altro documento che attesti l’avvenuta vaccinazione o guarigione».

«Tutte le persone che entrano in Svizzera, siano esse vaccinate, guarite o risultate negative a un test – precisa ancora la rappresentanza – dovranno inoltre compilare il modulo di entrata (Passenger Locator Form, SwissPLF). Questo – sottolinea il Consolato – permetterà ai Cantoni di effettuare controlli a campione per verificare se le persone non vaccinate o non guarite che hanno presentato un test negativo all’entrata in Svizzera si sono sottoposte al secondo test tra il quarto e il settimo giorno dopo l’arrivo».

L’obbligo di sottoporsi al test e di compilare il modulo di entrata non è previsto per le persone che transitano attraverso la Svizzera senza fermarsi, per chi trasporta merci o persone a titolo professionale, per i frontalieri e le persone provenienti da una regione di confine. Non sono inoltre soggetti all’obbligo del test i minori di 16 anni.

«In caso di violazione delle regole – mette in evidenza la sede diplomatica – potranno essere inflitte multe disciplinari (200 franchi per chi non presenta un certificato di test e 100 franchi per chi non ha compilato il modulo)».

Altra novità riportata dal Consolato: «Dal 20 settembre tutte le persone domiciliate o che entrano in Svizzera vaccinate all’estero con un vaccino omologato dall’Agenzia europea per i medicinali potranno richiedere un certificato Covid svizzero. In questo modo si intende garantire la partecipazione alla vita sociale anche alle persone vaccinate o guarite all’estero, per esempio i turisti».

«Al momento – puntualizza la rappresentanza a Basilea – soltanto i certificati dei Paesi che fanno uso del certificato Covid digitale dell’Ue sono compatibili con il sistema svizzero».

Per maggiori informazioni si rimanda al sito: consbasilea.esteri.it.

Mosca. L’Ufficio ICE assume personale

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L’Ambasciata d’Italia a Mosca segnala che l’Ufficio ICE (Italian Trade Agency) nella capitale russa è alla ricerca di personale.

Nello specifico, le figure da assumere sono un analista di mercato e un segretario esecutivo.

Entrambi gli avvisi sono disponibili sul sito: www.ice.it.

La scadenza per candidarsi è fissata al 30 settembre 2021.

La valigia e il “corlet”

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È l’ultimo figlio di questa famiglia di emigranti, Lorenzo, nato alla fine del 1959 da un contrattempo – come si dice in Francia – che racconta cosa ha sentito e vissuto di questa storia. La storia di una famiglia che ha lasciato l’Alpago per cercare altrove una vita migliore. Tutto ciò che è scritto è vero ma, come in ogni storia di emigrazione, la trasmissione orale dei fatti a volte si prende delle libertà sulla precisione delle date.

Tutto ebbe inizio con la nascita di Sebastiano il 5 maggio 1916 e di Anna il 31 dello stesso mese e dello stesso anno. Nacquero a Codenzano, frazione di Chies d’Alpago, in due case separate solo da un piccolo sentiero. Era ovvio che dovessero incontrarsi. Nel 1918, dopo la Prima guerra mondiale, mio nonno paterno, Angelo Zanon, partì con la moglie Anna, nata a Venezia, le due figlie Maria e Raymonda, nate in Francia in un precedente periodo di emigrazione, e con mio padre, di due anni, per lavorare nelle cave di Civet Pommier d’Euville, nella Lorena. Lì c’erano anche i fratelli di mio nonno e tanti altri emigranti bellunesi. Mia nonna gestiva una mensa e cucinava per i lavoratori. In Francia diede alla luce altri sei bambini.

Nel 1928 mio nonno si ferì sul lavoro con un cavo arrugginito e morì durante la notte. Aveva 42 anni. A quel tempo non c’era l’assistenza sociale e mia nonna dovette tornare in Italia con i suoi figli piccoli, diventati nel frattempo nove. A Codenzano la famiglia le disse che anche loro erano troppo poveri per poterla aiutare. Un po’ di sostegno glielo diedero i fratelli di Venezia. Le due sorelle maggiori, Maria e Raymonda, trovarono lavoro per aiutare la madre. Mio padre, dodicenne, e suo fratello Marcello vennero mandati a studiare in seminario a Feltre. Non so come mia nonna sia riuscita a far studiare mio padre fino ai diciott’anni, so solo che fu una serva di Mussolini (almeno secondo una cugina dell’Alpago) e che anche un conte di Venezia che amava tanto il mio papa provvide alla sua educazione facendogli da padrino. In seminario a Feltre c’era anche lo studente Albino Luciano, futuro Papa Giovanni Paolo I, che mio padre incontrò senza dubbio.

Quando lasciò il seminario, mio padre trovò la sua vicina d’infanzia Anna, i cui magnifici occhi azzurri non lo lasciarono indifferente. Insomma, se ne innamorò. Svolse il servizio militare come Alpino a Belluno e prese parte alla Seconda guerra mondiale. In tutto, sette anni di gioventù al servizio dell’Italia. Fu un eroe di guerra. Durante un combattimento all’assalto di una collina, su 360 uomini ne rimasero in vita solo 16. Fu in questa occasione che ricevette la “Croce di Guerra ” a riconoscimento del suo merito.

Durante l’adolescenza mia madre emigrò a Napoli, dove lavorò come serva in una ricca famiglia di commercianti. Si spostò poi a Roma, prendendosi cura dei figli di un colonnello. Durante la guerra fu precettata due volte per andare a lavorare come stagionale sull’isola di Rügen, nel Mar Baltico. Nel corso del conflitto i miei genitori ebbero una figlia, Luigia, nata nel 1944 a Codenzano. Si sposarono per procura durante la guerra. Mio padre era in prima linea e fu uno zio che accompagnò mia madre al municipio. In seguito celebrarono il matrimonio anche in chiesa.

Per la cronaca, un ragazzo falegname era innamorato di mia madre e non potendo sposarla le fece un regalo: un arcolaio, che in dialetto “alpagot” si chiama “corlet”. Mio padre, come tutte le famiglie Zanon di Codenzano, aveva un soprannome: Zanon “Corletta”. Ecco perché il falegname disse a mia madre: «Hai scelto di sposare un “Corletta”, quindi ti do un “corlet” in modo che tu pensi sempre a me». Questo “corlet” non ha mai lasciato la famiglia, restando con mia madre per tutta la vita. Oggi lo custodisce mia sorella Luigia.

Lorenzo Zanon “Corletta”

Il “corlet” del 1944
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