Burundi, sono tre le missionarie uccise. Due originarie dal Veneto

da | 9 Set 2014

Tempo di lettura: 3 minuti

Sono tre le religiose saveriane uccise in Burundi, in quello che potrebbe non essere solo un tentativo di rapina finito nel sangue. La Farnesina ha confermato l’uccisione di una terza missionaria, suor Bernardetta Boggian, nel convento di Kamenge.La notizia è emersa solo successivamente a quella che indicava l’omicidio di Lucia Pulici e Olga Raschietti. La terza religiosa sarebbe stata ferita a morte successivamente alle altre due. Il fatto emerge dal drammatico racconto che padre Mario Pulcini, superiore dei missionari saveriani in Burundi, ha fatto all’agenzia del Servizio internazionale missionario Misna: «Verso le 16.00 di ieri la sorella Bernadetta è venuta nel mio ufficio chiedendo notizie delle sorelle Lucia e Olga che erano rimaste a casa mentre lei e la sorella Mercedes si erano recate all’aeroporto per accogliere le altre sorelle di ritorno in Burundi dal loro capitolo generale a Parma. C’era apprensione soprattutto perché dall’interno della casa non c’erano segnali di vita, tutto era chiuso e con le tende tirate. I guardiani del cancello non le avevano viste uscire. Esito negativo lo ha dato anche una veloce ricerca nel quartiere presso alcune persone ammalate che le sorelle visitavano soprattutto di domenica. Ero davanti all’entrata con l’intenzione di forzare la serratura quando la porta si è aperta ed è apparsa Bernadetta, sconvolta. Aveva trovato una porta di servizio laterale alla loro casa aperta e, una volta entrate, i corpi senza vita delle sorelle Olga e Lucia».

Sono state quindi allertate le autorità civili, militari e giudiziarie e religiose; si è proceduto ai primi accertamenti e sono iniziati gli interrogatori, soprattutto al personale di casa. Nonostante l’accaduto, le religiose della missione hanno deciso di restare a dormire nella loro casa. «Poi questa notte – dice ancora padre Pulcini a Misna– le sorelle sono tornate a chiamarmi, temevano che l’aggressore fosse in casa. Quando siamo riusciti ad entrare abbiamo trovato anche suor Bernardetta, senza vita». L’uomo sospettato di aver ucciso le missionarie è «un giovane che è stato visto lasciare la scena» del delitto, con un coltello in mano, ha riferito uno dei funzionari del distretto di Kamenge. Il governo ha assicurato di aver avviato la caccia del killer. Le prime due vittime di cui si è avuta notizia, Suor Lucia e suor Olga, avevano 75 e 83 anni. Secondo la polizia, entrambe sono state uccise con un arma da taglio, ma poi una di loro è stata anche colpita con una pietra

A diffondere per prima la notizia è stata la Diocesi di Parma, Diocesi di appartenenza delle due religiose, attraverso il suo sito internet. «Ancora oscure», si legge sul sito, le circostanze esatte e la dinamica dell’accaduto. Anche se, in base alle prime informazioni raccolte dalle fonti ecclesiastiche, «sembra che il duplice omicidio sia il tragico esito di una rapina da parte di una persona squilibrata». «A nome di tutta la Chiesa di Parma – si legge ancora sul sito ufficiale della Diocesi della città emiliana – il vescovo Enrico Solmi ha espresso la vicinanza e il cordoglio alla Congregazione delle Missionarie Saveriane e ai familiari delle due sorelle affidandole, nella preghiera, al Signore della Vita». Invitando «i cristiani di Parma alla preghiera», monsignor Solmi ha poi rivolto agli uomini e alle donne di buona volontà un appello «al raccoglimento e all’omaggio verso persone umili, forti, che erano votate al bene di tutti».

Il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, ha espresso la sua vicinanza e quella del governo alle famiglie delle vittime e all’ordine delle Missionarie di Maria Saveriane. «Ancora una volta assistiamo al sacrificio di chi, con dedizione totale, ha passato la propria vita ad alleviare le troppe sofferenze che ancora esistono nel continente africano», si legge in una nota del ministero degli Esteri. «Attendiamo ora che le autorità del Burundi chiariscano quanto accaduto e ci adopereremo per riportare in Italia quanto prima le salme» conclude il ministro.

Fonte La Stampa.it dell’8 settembre 2014

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