Buoni spesa e coronavirus. L’analisi del Comune di Belluno

da | 8 Mag 2020 | 0 commenti

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Una panoramica di Belluno

I Servizi Sociali del Comune di Belluno hanno condotto un’analisi che ha permesso di fare un quadro preciso delle criticità sociali ed economiche causate dall’epidemia di Covid-19. Italiano, unico componente del nucleo familiare, e con un’età compresa tra i 30 e i 50 anni: ecco l’identikit del cittadino bellunese che ha ricevuto i buoni spesa erogati dal Comune di Belluno.

Le richieste

Le richieste giunte in municipio sono state 999; di queste, 565 sono state accolte, 419 quelle respinte, mentre 15 sono arrivate oltre i termini previsti.
Il totale delle persone dichiarate è stato di 2685; quelle che hanno beneficiato dei buoni spesa sono state 1541.
Delle domande respinte, ben 115 erano doppie o presentate da componenti dello stesso nucleo familiare; 66 sono risultati non residenti o irreperibili, 59 hanno fatto rilevare un’adeguata situazione economica (ed esempio, le entrate certe di un altro membro della famiglia); in 54 casi non sono stati rilevati motivi di insufficiente sostentamento differenti rispetto al pre-epidemia (come pensioni troppo basse, situazioni quindi che rientrano nel canale sociale ordinario e non sono contemplate dal fondo governativo finalizzato alla perdita di sostentamento per l’emergenza Covid-19), mentre in 21 casi si è riscontrata la presenza di altri sostegni pubblici, come cassa integrazione o reddito di cittadinanza, che hanno ridotto la priorità d’intervento.
Queste domande non sono però cadute nel vuoto e si stanno trasformando in domanda di aiuto ai Servizi Sociali comunali: una quarantina le richieste giunte solo nelle ultime due settimane a Palazzo Rosso.
In totale, il Comune di Belluno ha erogato buoni spesa per 184.800 euro sui circa 190mila trasferiti dal Governo; i restanti 4950 euro sono stati impegnati per il servizio della mensa dei frati della Parrocchia di Mussoi.

Età, provenienza e composizione delle famiglie

Il 54% delle domande accolte (310) è stato presentato da persone tra i 30 e i 50 anni, il 32% (179) da over 50, mentre il 14% (76) da ragazzi fino ai 29 anni.
Il 68% delle domande è stato presentato da cittadini italiani; tra le restanti richieste, si evidenziano soprattutto quelle presentate da cittadini della Moldavia, Ucraina, Romania e Albania: dato probabilmente legato alla sospensione dei contratti delle badanti.
Come anticipato, quelle più in difficoltà sono risultate le famiglie monopersonali (169 richieste accolte), seguite dai nuclei composti da tre e due persone (rispettivamente 114 e 113 domande accolte).
Incrociando i dati di età e membri del nucleo familiare, emergono le problematiche delle famiglie monopersonali soprattutto nella fascia degli under 29, in difficoltà nel reperire un’occupazione stabile, e degli over 50, con situazioni precarie di lavoro o con problemi nel reinserimento nel mondo occupazionale.

Il commento dell’assessore alle Politiche sociali Lucia Pellegrini

«Sono dati preoccupanti, che rilevano un incremento significativo delle persone in stato di bisogno. – commenta l’assessore alle politiche sociali, Lucia Pellegrini – L’iniziativa dei buoni spesa ci ha consentito di fare un bilancio delle categorie più colpite: giovani senza lavoro stabile o con rapporti di lavoro temporanei o precari; famiglie numerose; persone con più di 50 anni espulse dal mondo del lavoro. Questa pandemia ha messo in evidenza la vulnerabilità di queste fasce di popolazione, che stanno silenziosamente e lentamente scivolando verso condizioni di povertà: molti di questi non hanno reddito; due richiedenti su tre pagano un affitto, che significa da un lato come sia complesso avere una casa di proprietà e dall’altro come sia meno attrattivo oggi l’acquisto di un immobile rispetto ad altre esigenze. È quindi evidente come il settore sociale debba prepararsi ad affrontare nuovi scenari e nuove sfide di fondamentale importanza per il futuro di tutti».

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A cura del Servizio Meteorologico Regionale
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