Il Parlamento di un Cantone della Svizzera orientale ha stabilito che le famiglie di origine straniera dovranno pagare i costi dei corsi integrativi di tedesco previsti per i loro figli. Da diversi anni gli insegnanti di questo cantone hanno notato un abbassamento generale del livello delle competenze linguistiche soprattutto nelle scuole con un alto tasso di alunni di origine straniera. I problemi sono già evidenti non appena i bambini iniziano a frequentare la scuola per l’infanzia e spesso non si risolvono nemmeno con la frequentazione delle scuole elementari. Il divario linguistico tra i bambini autoctoni e gli alunni di origine straniera sembra essere dunque incolmabile.

Il dibattito sull’integrazione scolastica degli stranieri emerge periodicamente a vari livelli non solo in Svizzera. Le opinioni sono molto divergenti. Tutti sono comunque concordi su un punto: bisogna fare qualcosa per favorire le prestazioni scolastiche dei bambini stranieri. Secondo i politici di questo cantone svizzero la responsabilità va da ricercarsi nelle famiglie che non favoriscono in modo adeguato il contatto precoce dei loro figli con la lingua locale.

Si tratta di una decisione che può essere interpretata in vari modi. Ecco le parole di A. e C., due adulti cinquantenni di origine italiana nati e vissuti nella Svizzera tedesca.

A.: “Mio padre non si è mai preoccupato di parlare l’italiano! Usava il suo dialetto e un tedesco rudimentale misto a un po’ di italiano. Questo gli era sufficiente per comunicare. Mia madre, italiana nata e vissuta nella Svizzera tedesca, non ha mai voluto parlarmi in italiano. Non si sentiva abbastanza sicura con la nostra lingua!”.

C.: “La stessa cosa vale anche per me! La mia famiglia ha fatto di tutto per assimilarsi qui. I miei genitori non hanno voluto parlare l’italiano con me e mio fratello. Gli insegnanti dicevano che avremmo potuto avere molti problemi a scuola. E poi non volevamo farci riconoscere come stranieri, quindi abbiamo sempre parlato svizzero tedesco con tutti. Nemmeno con i nonni volevamo parlare l’italiano! A farci perdere definitivamente la voglia di usarlo c’erano anche i parenti in Italia… ci prendevano in giro per i nostri errori!”.

A: “Sì, certo… ci dicevano che avremmo avuto problemi a scuola. La realtà era che, anche se parlavamo solo svizzero tedesco, per molti insegnanti non eravamo sufficientemente bravi. Mi ricordo bene le varie discriminazioni che ho dovuto subire rispetto ai miei compagni svizzeri che facevano gli stessi miei errori in tedesco. Io ricevevo sempre un voto più basso semplicemente perché ero di origine straniera”.

C.: “Io sono stato uno dei pochi stranieri ad aver frequentato il ginnasio del Cantone! Con me in classe c’erano anche una ragazza di origine spagnola e due ragazzi di origine slava. I nostri insegnanti ci osservavano con diffidenza. Forse non pensavano che gli stranieri erano in grado di raggiungere livelli di istruzione così alti”.

A.: “Con il senno di poi… credo che sia stato un vero peccato che i nostri genitori non abbiano voluto parlare l’italiano in famiglia a causa delle pressioni più o meno dirette a cui sono stati sottoposti per integrarsi nella Svizzera tedesca”.

C.: “Eh già… il risultato è che adesso, da adulti, dobbiamo pagarci di tasca nostra i corsi privati per cercare di recuperare una parte della nostra lingua e cultura che i nostri genitori non hanno voluto o potuto trasmetterci”.

Il frutto di certe decisioni pedagogiche, didattiche e politiche che dovrebbero favorire un’integrazione/assimilazione orientata in modo sostanzialmente monolingue può dunque portare alle situazioni descritte, con sentimenti contrastanti, da A. e C.

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