Lo scorso 6 febbraio, in una lettera al Sottosegretario Crim (nel riquadro)i – che cortesemente ci è stato confermato è stata ricevuta – segnalando come fosse opportuna una campagna informativa sulle prossime elezioni europee, chiedevamo informazioni sugli, annunciati all’epoca, stati generali dell’editoria, auspicando un nostro coinvolgimento.
A distanza di quasi due mesi, gli stati generali sono stati inaugurati con significativa rilevanza istituzionale. Ne siamo molto soddisfatti: la tematica merita di essere esplorata, e condividiamo, plaudenti, la decisione di scandagliarla, nei prossimi mesi, tramite incontri, confronti e dibattiti, avendo come bussola quella di garantire il pluralismo.
Preso atto delle dichiarazioni d’intenti, consapevoli della gerarchia delle priorità, una domanda rivolgiamo al sottosegretario Crimi, prendendo a prestito il titolo di una vecchia canzone di Francesco Guccini: ma, in questo disegno, che tratteggia un percorso di incontri, confronti e dibattiti che dovrebbe approdare a settembre ad una riforma di legge sull’editoria, noi non ci saremo?
Dove quel noi è riferito alle testate italiane all’estero e per l’estero. Che fra le tante, degne di essere attentamente considerate, hanno una indiscutibile specificità: da qualsiasi tipo di sostegno indiretto, come quello ai vettori o come il credito d’imposta, non potranno trarre alcun giovamento.
Di questo, ma non solo di questo, come d’altronde ribadito allo stesso sottosegretario anche a Roma a conclusione del convegno organizzato a lo scorso 16 novembre dal Consiglio Generale degli italiani all’Estero (CGIE) in collaborazione con la Federazione della Stampa Italiana all’Estero (FUSIE), vorremmo poter discutere.
Naturale pertanto creare i presupposti affinché in quel disegno del governo si possa effettivamente dire che anche noi ci saremo.
di Giangi Cretti
Presidente FUSIE e Commissione Informazione Comunicazione del CGIE
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