Aire e redditiI parlamentari del Partito Democratico eletti all’estero Laura Garavini, Angela Schirò e Massimo Ungaro, chiariscono in una nota alcuni aspetti su iscrizione all’Aire e dichiarazione dei redditi in Italia. «Molti connazionali – scrivono i tre parlamentari – pur vivendo e lavorando all’estero, non si iscrivono all’Aire. Spesso poi, dal punto di vista fiscale, ritengono di non incorrere in errore, nella misura in cui denunciano solo al fisco straniero i redditi lì percepiti. Senza dichiararli, come invece impone la legge, anche al Fisco italiano».
«Con una recente sentenza – precisano Garavini, Schirò e Ungaro – la Corte di Cassazione ha ribadito l’obbligo di dichiarare i redditi percepiti all’estero se si è residenti fiscalmente in Italia».«In sostanza – sottolinea ancora la nota dei democratici – viene ribadito che la residenza anagrafica costituisce presunzione assoluta di residenza fiscale e il trasferimento della residenza all’estero non fa testo fino a quando non risulti la cancellazione dall’anagrafe di un Comune italiano. Pertanto, se l’iscrizione all’Aire avviene tardivamente e il contribuente risulta iscritto nelle anagrafi dei residenti in Italia per la maggior parte del periodo d’imposta, per quell’anno deve essere considerato residente in Italia, nonché soggetto passivo d’imposta in Italia».
«Di conseguenza – concludono i tre esponenti Pd – i soggetti residenti fiscalmente in Italia devono provvedere ad inserire nella propria dichiarazione dei redditi anche i redditi esteri che ottengono durante il periodo d’imposta, ovunque prodotti. In caso contrario, rischiano la doppia imposizione fiscale senza possibilità di detrarre le tasse pagate all’estero dall’imponibile italiano».

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