Riportiamo l’editoriale del direttore responsabile di “Bellunesi nel mondo”, Dino Bridda, pubblicato nel numero di marzo:
«In un convegno indetto dalla Fondazione Angelini s’è detto che quanto accaduto in Provincia a fine ottobre 2018 è stato «una guerra alla quale nessuno in Italia era preparato». È un’espressione che fotografa la situazione: come tutte le guerre ha lasciato cadaveri sul campo (v. milioni di alberi), distruzioni (boschi, strade, tetti di case, ecc.), difficoltà a riprendere la normale attività.Non è facile nemmeno stabilire le priorità. S’è pensato subito al mercato del legname da tutelare e alla fiscalità delle imprese con interventi ancora in via di attuazione. S’è detto anche che entro maggio 2020 si avrà il quadro di tutte le filiere del sistema forestale con una visione per i prossimi vent’anni. Insomma la calamità deve essere vista anche come opportunità per una nuova e più incisiva politica per la montagna.Il quadro complessivo del disastro e delle opere di ripristino del patrimonio forestale e della viabilità è davvero enorme e chiede risposte concrete e rapide. Ma chi deve rispondere corre il rischio di perdere di vista ogni singola componente del quadro stesso perché sollecitato da più parti a fare presto e bene.C’è chi ha giustamente ammonito: «Vietato perdere la lucidità». E noi aggiungiamo: «Vietato non avere lungimiranza», perché la ricostruzione richiede di vedere molto avanti negli anni.Ce la faremo? C’è chi è ottimista e chi no. Della forza di volontà dei bellunesi nessuno dubita, ma se la burocrazia si metterà di mezzo? Guai, perché non c’è tempo da perdere, né oggi né domani. Forse dobbiamo chiedere alla politica di essere come S. Giorgio e sconfiggere il drago. Al di là dei proclami e delle promesse».

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