Riportiamo l’editoriale di Dino Bridda, direttore responsabile della rivista “Bellunesi nel mondo”, pubblicato nel numero di ottobre.

«Cercando di leggere larealtà quotidiana delnostro Paese mi scontrosempre con una parola:“rassegnazione”. Pare che oggigli italiani seguano alla letterala spiegazione che ne dà il vocabolarioTreccani: «Disposizione dell’animo ad accogliere senzareagire fatti che appaiono inevitabili, indipendenti dal propriovolere». Peggio ancora: pare che la maggioranza degli italiani segua l’altra definizione dellaparola “rassegnazione”, ovvero «Accettazione della volontà altrui anche se contraria allapropria». Traduzione: una minoranza dedita alla corruzione, alla furbizia, alla sopraffazione dell’altro, ha sempre partita vinta contro chi non reagisce. Un’altra parola mi angoscia per la sua latitanza dalla scena pubblica e privata: “rispetto”. A tal proposito il vocabolario Treccani recita: «Sentimento che porta a riconoscere i diritti, il decoro, la dignità e la personalità stessa di qualcuno, e quindi ad astenersi da ogni manifestazione che possa offenderli». Se ci fosse più rispetto, anche verso se stessi, dalla cronaca quotidiana scomparirebbero quasi del tutto notizie di omicidi/femminicidi e violenze d’ogni specie. Pure quelle di aggressioni verbali. Più rispetto e meno rassegnazione potrebbero farci raggiungere quell’equilibrio armonico che serve a costruire una società davvero civile. Al contrario è inevitabile l’imbarbarimento. Come uscirne? Con le due fondamentali agenzie formative: la famiglia e la scuola. La prima educando i figli al rispetto di se stessi e dell’altro, la seconda puntando sull’educazione civica per formare l’individuo-futuro cittadino».

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