Una storia come probabilmente tante altre con la differenza che a raccontarla è una persona di oramai novant’anni e con estrema lucidità. Io l’ho ascoltato.

Nasce il 12 gugno 1928 a Fonzaso da Beniamino e Pescador Giovanna.

Scuole elementari, anche altro? 

Nel ’33 vengo portato per la prima volta in Belgio a Charleroy dove mio padre già lavora in miniera e vi resterà per oltre 30 anni fino alla pensione. Lì frequento le prime due classi elementari. A causa della guerra rientro in Italia con la mamma e i miei quattro fratelli nel 1940 e completo le elementari.

Situazione famigliare (povertà?)

Gli anni  della mia  infanzia e pubertà sono a cavallo tra una guerra appena finita e una che va ad incominciare. la famiglia non è propriamente povera, ha la possibilità di avere una mucca e di allevare un maiale. Latte, formaggio ,lardo e quanto dà il maiale rendono la durezza della guerra meno sentita. In ogni caso non è facile, pur con qualche risparmio del papà.

Inizia lavorare

Compio 18 anni in Belgio, nel maggio del 1946, dove ero ritornato assieme alla mamma. Siamo i primi Fonzasini a partire per l’estero nel immediato dopoguerra. Comincio a lavorare subito come manovale edile prima e successivamente muratore. Cambio poi in piastrellista e posatore marmi. Avendo frequentato da giovanissimo le scuole anche in Belgio, parlo correntemente la lingua locale per cui sono sempre rispettato e mi trovo dunque sufficientemente bene. Naturalmente qualche denigratore c’è sempre. Da non dimenticare, la costante presenza della famiglia. Ho anche la passione del ciclismo e ci provo, ma dopo due anni mi convinco che non è la mia strada.

Ad un certo punto decidi di sposarti

Dopo diversi anni di duro lavoro, nel frattempo avevo cominciato a lavorare in proprio (a fare l’artigiano),  sempre come piastrellista e posatore, decido di fare il gran salto certamente d’accordo con quella che sarà mia moglie. Per conoscerla furono fondamentali le visite annuali al paesello natio. Così dai oggi, che provo domani, la cosa divenne seria e nel 1963 la grande decisione: Nino, come era chiamato, impalma la sua Vittoria Corso.

Poi Belgio o altro?

Non ho mai pensato di cambiare Stato anche se allettato. Oramai conoscevo troppo bene il Belgio per avventurarmi in qualcosa di sconosciuto. Ritorno dunque con la moglie Vittoria e nel ’65 il primo, nel ’68 il secondo nascono i miei figli.

Per quanto tempo rimani ancora?

Rimango fino al 1970 poi, un po’ stanco e molto perché sentivo che anche da noi il lavoro non mancava, faccio le valige al contrario.

Cosa ti ha convinto a tornare?

Come già detto le voci positive ma più di tutto mia moglie Vittoria con la quale il comune accordo su cosa fosse meglio per i figli, che erano oramai in età scolare, ci spinse a decidere se rimanere ancora a lungo o rientrare. Un po’ di nostalgia e il fatto di aver nel frattempo comperato casa e bisognava ristrutturala un po,’ per portarci la famiglia, fecero il resto e rimpatriammo.

Cosa trovi?

Un momento di grande fermento. Molti pensavano di rientrare e quindi si ristrutturavano case o se ne costruivano di nuove. Bastava avere spalle forti.

Quindi ritorni e… lavoro

I primi due anni li ho fatti in una ditta qui vicino a casa, poi ho intrapreso la via dell’artigiano come in Belgio. Devo dire che, per fortuna o forse anche un po’ di bravura il lavoro non mi è mai mancato ed anche ben retribuito, fino alla pensione.

Raccontami la passione per le viti

E le api. Seguivo le une e le altre prima e dopo la giornata lavorativa. Era come se fosse una seconda.

Ricordi l’ARPAV?

Certo che si. Nella mia vigna qui vicino casa avevano installato una centralina igrometrica per la misurazione dell’acqua piovana, l’umidità, la temperatura ed un’altra cosa che non ricordo. Era l’unica nel fonzasino.

Hai ancora le stesse viti (vitigni)? Oggi tutti cercano i nuovi incalmi. Tu precursore?

Ho ancora molti vecchi vitigni ma anche di nuovi che sono stato il primo a provare sui nostri terreni, ad esempio: chardonnay, cabernet, teroldego e pinot nero.

Che mi dici di nostrana, diretta, bianchetta, paialonga, bacò, clinton, seibel, Merlot e altre?

La diretta erano vitigni francesi, la paialonga  è stata da noi così chiamata ma avrebbe un altro nome: Franconia, le altre ci sono ancora e la bianchetta è la più importante assieme alla Pavana detta anche: nostrana nera.

Cosa ti senti di dire ai giovani di oggi?

Imparare un mestiere appena possibile, sacrificarsi e se c’è la volontà non tralasciare lo studio.

Consiglieresti un breve espatrio formativo e poi il rientro?

Vista l’esperienza lo escludo, se si impegnano con costanza.

I nipoti come vedono il nonno: stanco, vivace o rompi anime?

Nonostante l’età vivace, quanto a “rompi”: no!!, per niente! Non ficco il naso nelle cose loro. Bastano i genitori.

La vite la tua vera passione. Che senso ti da vedere “ i loc” così abbandonati?

Sto molto male, è brutto vederli ridotti così, tutto abbandonato. È una disperazione.

Se ne avessi le forze e la possibilità li riporteresti all’antico splendore?

Sì!

Gli anni sono tanti, rifaresti le stesse scelte? 

Non tutte. Non farei più tutto il lavoro del prima e dopo giornata, userei di più la testa. Una o due ore in cantiere mi rendevano molto di più.

Ecco, questo è il racconto della vita di un signore oggi oramai novantenne che ha speso il suo tempo tra l’estero senza veramente mai lamentarsi: con i genitori prima, con la sua famiglia in seguito e Italia poi. Non credo si debba parlare sempre di tribolazioni ma anche di positività, ci aiuta ad apprezzare maggiormente chi ha veramente sofferto.Nino, buon compleanno e ancora lunga felicità con la tua famiglia.

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