Amelia Edwards continua la permanenza a Cortina, con gite e passeggiate nei dintorni, e il 7 luglio 1872 partecipa alla sagra che si teneva da tempo in paese la prima settimana di luglio, tradizione che prosegue anche ai giorni d’oggi.Amelia viene colpita dalla grande quantità di gente che dai paesi vicini, ma anche da Dobbiaco, San Candido, dalla Val di Sesto e Longarone arriva a Cortina con  variopinti costumi. La città era in festa e le campane delle chiese rendevano la sagra un misto tra il sacro e il profano, dove ogni casa si trasformava in albergo; si parlava tedesco, italiano e anche un dialetto che univa queste popolazioni che si sentivano tutte figlie di un unico territorio montano.Amelia fu  molto attratta da una ragazza di Livinallongo, che portava un particolare costume, tanto che le propose di posare in albergo per un ritratto, dandole un fiorino di compenso.È interessante quanto scrive Amelia:“La donna da Livinallongo molto bella e molto alta, aveva fattezze così armoniose che nemmeno il sacco che indossava e il corpetto senza forma potevano nascondere le linee perfette della sua figura. La misi in posa e così essa rimase, immobile e assorta per più di mezz’ora. Non avevo mai visto un viso così bello e severo nello stesso tempo, la cui espressione era di dolce, impenetrabile malinconia. In risposta alla mia domanda, mi disse che aveva ventitré anni e prestava servizio in un cascinale a Livinallongo. «Non è sposata?» le chiesi ancora. «No, Signora». «Fidanzata?». «No, Signora». «Forse è per colpa sua…» aggiunsi. Scosse la testa. «Oh, no» rispose arrossendo sempre di più, «i giovani da noi non sposano le ragazze che non possiedono denaro. Chi può pensare a me che sono tanto povera?».Mi sarebbe piaciuto sapere di lei tanto di più, ma la sua naturale dignità e la sua riservatezza mi impedirono di porle altre domande. Finii il ritratto; la ragazza gli diede una rapida occhiata e dopo avermi restituito il denaro, si accinse ad andarsene. Mi disse che le avevo procurato un piacere e che non desiderava essere ricompensata. Alla mia insistenza, prese il denaro, ma con l’aria di accettarlo più per buona educazione che per la sua volontà. Così andò avviandosi lungo il sentiero in discesa dietro l’albergo sola verso la casa lontana oltre la montagna”. Questa breve testimonianza ben evidenzia la grande dignità delle genti di montagna nel passato, dignità che persiste ancora oggi e che forse non sempre viene capita.

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