Giovanni nacque a Belluno nel 1936, era il terzultimo di ben undici fratelli. La vita lo mise subito duramente alla prova quando a sedici anni gli portò via il padre. Solo un anno dopo venne a mancare anche la madre.Per sostenere la famiglia, iniziò il lavoro di mattoniere alle fornaci di Belluno, frequentando – da giovane ambizioso – la scuola serale di muratore. Tanta fatica, tanto sacrificio e tanta responsabilità, un grande carico su spalle ancora fragili di un’adolescenza negata.A diciott’anni le fatiche aumentarono: lui e il fratello Luigi partirono per la Francia. Qui lo attendeva un nuovo lavoro di scalpellino, una nuova lingua incomprensibile, una nuova realtà. Ed ecco che si rendeva necessaria una nuova forza da tirare fuori per affrontare le tante umiliazioni, le tante ostilità, le tante salite che queste terre straniere riservavano senza indugio e senza pietà ai nostri giovani emigranti. La responsabilità del sostentamento della famiglia lasciata tenne viva la sua tenacia, ma la malinconia e la nostalgia erano troppo dolorose e riportarono Giovanni a casa per qualche mese, fino a quando, valigia in mano, ripartì alla volta della Svizzera, per Winterthur, dove iniziò il lavoro da muratore. La nostalgia era sempre tanta e ogni estate il rientro a casa era immancabile per trascorrere qualche giorno in spensieratezza e allegria. Fu proprio in una delle scampagnate estive che, nel 1963, conobbe la sua Rosanna. Fu subito un amore forte che la lontananza non riuscì a ostacolare, tanto che nel 1966 Giovanni tornò nella sua Belluno per sposarla e iniziare una vita nella sua terra insieme a lei. Dopo un anno, la ripartenza per la Svizzera, ma questa volta forti della loro unione, della loro complicità, della loro dedizione l’uno all’altra, del loro amore. Dopo un paio di occupazioni, l’entrata nell’azienda che lo avrebbe accompagnato fino alla pensione, quell’azienda a cui Giovanni lasciò solo ricordi di rettitudine, onestà e instancabile abnegazione.Il 1968 fu l’anno che lo vide diventare padre, l’emozione più grande che giorno dopo giorno si riempi di soddisfazione e orgoglio nell’osservare il suo Moreno bimbo, ragazzo e infine uomo. Grande la felicità nel vederlo realizzarsi e creare una propria posizione lavorativa, ma soprattutto nel capire quanto i suoi valori di onestà, rettitudine e dedizione alla famiglia erano stati interiorizzati da suo figlio, capace di farne – proprio come il padre – i propri essenziali principi.I sacrifici fatti e l’esempio dato non erano stati vani, tutt’altro. Erano stati pienamente assorbiti e questo rappresentava per Giovanni la massima realizzazione di vita. Nonostante il poco tempo che il lavoro gli concedeva, non mancarono le domeniche a Stoss per permettere al figlio di imparare a sciare e non mancarono le lacrime di commozione nel vederlo vincere gare e diventare maestro. Per Giovanni le radici montanare erano sempre presenti e importanti, Moreno questo lo sapeva bene, tanto che imparare a conoscere i posti dove trovare i porcini migliori era sì un passatempo da fare insieme, ma soprattutto un modo per dimostrare a papà che nulla della sua indole e provenienza sarebbe svanito in lui. La montagna batteva nel cuore di entrambi ed entrambi ne erano felicemente consapevoli.Tutto, giorno dopo giorno, era stato serenamente tramandato al suo Moreno, che ormai percorreva da solo il proprio cammino. Questo significò per Giovanni tranquillità e appagamento, oltre alla possibilità di dedicarsi a viaggi indimenticabili con la moglie, dalla Sicilia alla Thailandia. Momenti meravigliosi e spensierati che rimarranno indelebili nel cuore di Rosanna.Giovanni verrà per sempre ricordato per il suo impegno nell’associazione “Bellunesi nel Mondo”, con cui per tanti anni cucinò la sua impareggiabile polenta alla festa annuale di Töss. Chi più lo frequentava, lo ricorderà chino nel suo orto al Reitplatz, sua grande passione, alla quale si dedicava con estrema cura e attenzione e che negli ultimi anni della malattia diventò motivo di reazione e perseveranza. L’amore per la sua Rosanna e l’adorazione per il suo Moreno sono stati per lui gli scopi più importanti, le sue forze più sicure e le sue armi più grandi.L’onestà, la rettitudine e l’umiltà con cui ha saputo affrontare i dolori, le fatiche, i sacrifici e i traguardi di una vita lo rendono degno di un grande ricordo, che chi lo ha conosciuto porterà in sé per sempre. Emigrante, lavoratore, amico, fratello, marito e padre… ogni ruolo vissuto in nome di una grande parola chiamata dignità.

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